Atelier di stop motion: un percorso artistico tra materia, luce e movimento
Si è recentemente concluso l’Atelier di stop motion, un laboratorio intensivo e immersivo che ha accompagnato studentesse e studenti in un viaggio creativo attraverso le tecniche dell’animazione artigianale, della luce e del movimento. L’iniziativa, promossa all’interno del progetto Open@Art, ha visto la docenza della Prof.ssa Barbara Fava, affiancata dall’esperta esterna Prof.ssa Ramona Mismetti, della Fondazione Scuole Civiche Milano – Scuola di Cinema Luchino Visconti.
Il laboratorio, della durata complessiva di 18 ore, si è svolto presso l’AULA V del Liceo Artistico G. Romano, con l’allestimento di un set tecnico nello Stanzino Attrezzature, trasformato per l’occasione in un vero e proprio spazio scenico in miniatura.
Il calendario delle attività ha proposto una combinazione di moduli laboratoriali dedicati alla classe 4LF e workshop interdisciplinari aperti a tutte le classi coinvolte nel progetto, favorendo un confronto trasversale tra indirizzi e competenze.
Il percorso si è aperto mercoledì 8 gennaio con un workshop introduttivo condotto dalla Prof.ssa Mismetti, focalizzato sulla fase di post-produzione: dalla messa in fila dei frame alla correzione del materiale per la successiva elaborazione in compositing e motion graphic.
A seguire:
Giovedì 9 gennaio, prima sessione laboratoriale con la classe 4LF guidata dalla Prof.ssa Fava;
Lunedì 20 gennaio, una doppia sessione: al mattino laboratorio con 4LF e, nel pomeriggio, nuovo workshop trasversale;
Martedì 21 gennaio, chiusura del percorso con una lezione della Prof. Vito alla 4LF, seguita dall’ultimo workshop collettivo.
Attraverso il lavoro su set fisici, elementi di animazione frame by frame, editing e post-produzione, l’atelier ha restituito agli studenti una visione completa del processo cinematografico, valorizzando tanto l’attenzione per il dettaglio manuale quanto le possibilità della sperimentazione digitale.
Un’esperienza che ha saputo unire tecnica, immaginazione e collaborazione, aprendo nuove prospettive sull’uso creativo delle immagini in movimento.
“Ci siamo messi in movimento”: la stop-motion raccontata da noi studenti
«La stop-motion è una tecnica d’animazione che consiste nel creare il movimento di oggetti inanimati. Noi abbiamo animato sagome ritagliate, attraverso una serie di fotografie scattate fotogramma per fotogramma. È una tecnica a cui ci si deve dedicare moltissimo tempo: un minuto di animazione può richiedere anche migliaia di foto. Ad esempio, il famosissimo film Coraline, diretto da Henry Selick, è stato interamente realizzato in stop-motion ed ha richiesto quasi 4 anni di lavorazione, di cui circa 18 mesi solo per le riprese in stop-motion. Invece, La sposa cadavere, diretto da Tim Burton – anch’esso film realizzato con tecnica d'animazione stop-motion – ha richiesto circa 3 anni di lavorazione complessivi e più di un anno dedicato solo alle riprese in stop-motion».
Giusy Musella: «Ragazze, voi che ne pensate?»
Camilla De Falco: «La sposa cadavere è sicuramente un esempio di opera d’arte di Tim Burton, come molti altri suoi film, e questo progetto ci ha dato l’opportunità di entrare nel mondo della stop-motion, facendo una bellissima esperienza, non solo grazie alla disponibilità dei nostri docenti, ma anche grazie ai docenti esterni. Cito ad esempio Ramona Mismetti, che ci ha introdotto al software DragonFrame, venuta nella nostra scuola apposta per approfondire le tecniche, spiegandoci anche l’uso dei programmi Adobe e la parte di pre-produzione».
Cristina Rokhanska: «Grazie a Open@Art, adesso capisco molte cose legate alla stop-motion e come sfruttare varie tecniche, anche unendone più di una contemporaneamente, per realizzare certi effetti. Ho ricevuto molte nozioni e consigli da parte dei docenti esperti, di cui farò tesoro se un giorno dovessi mai decidere di realizzare un prodotto di questo genere. Coraline è uno dei miei film preferiti, e grazie a questo progetto riesco a inquadrarlo con un occhio più tecnico».
Camilla De Falco: «Cosa richiede la produzione di un filmato realizzato in stop-motion?»
Cristina Rokhanska: «La stop-motion è una tecnica che richiede delicatezza e soprattutto molta pazienza: abbiamo dovuto tenere conto dell’illuminazione, fare attenzione a non urtare gli oggetti di scena mentre se ne spostavano altri, oppure anche solo coordinarsi con i compagni.
Sicuramente, se si vuole ottenere un risultato fluido e pulito, questi sono i particolari a cui si deve fare attenzione».
Camilla De Falco: «Ben detto, sono d'accordo su tutto e condivido pienamente. Rifaresti questa esperienza?»
Cristina Rokhanska: «Farne esperienza mi ha aperto un mondo, e averne avuto a che fare per la prima volta è stata una sensazione unica, dall’idea fino all’ultimazione dei dettagli.
Non mi scorderò mai di quanto abbia tremato per far muovere una sagoma nella posizione corretta, per poi sentire i brividi di orgoglio nel vedere il video finale».
[Testimonianze a più voci: Camilla De Falco, Giusy Musella, Cristina Rokhanska - classe 4lF a.s. 2024/2025]